Moda, abbigliamento e pelletteria
È questo
il settore che, per l’imprenditoria italiana, riveste forse il più
ampio interesse e le maggiori implicazioni. Il ‘Made in Italy’ è la
punta di diamante dell’imprenditoria nazionale: il gusto, la
tradizione, l’eleganza e la originalità delle creazioni delle nostre
aziende del settore sono noti ed apprezzati in tutto il mondo e,
proprio per questo, il furto delle idee originali deve essere
considerato come la peggiore forma di illecito nell’industria della
moda.
Uno sforzo costante viene speso da più parti per inventare nuovi modelli e per creare nuovi marchi; tuttavia, è tendenza diffusa, tra quanti sono preposti alla vigilanza e alla repressione degli illeciti che attentano alla proprietà intellettuale, quella di considerare la contraffazione dei beni di lusso come un reato in fondo non così grave, al punto da divenire un illecito quasi trascurabile. Alcuni consumatori, poi, procurandosi articoli contraffatti sono bene a conoscenza della loro provenienza illecita, ma, ciò nondimeno, procedono egualmente all’acquisto ben sapendo che, comunque, non avrebbero comprato l’originale al suo prezzo di mercato. È inoltre pensiero comune il credere che i prodotti contraffatti contribuiscano a favorire il marketing delle case di moda, senza causare loro alcuna perdita significante nei profitti ed, anzi, fornendo una sorta di non richiesta ulteriore ‘fetta’ di pubblicità.
Questo atteggiamento, in special modo nel nostro Paese, leader nel settore delle creazioni della moda, dell’abbigliamento e della pelletteria, è stato assai verosimilmente un fattore che ha contribuito ad incrementare la contraffazione nel settore dei beni di lusso, il cui valore di mercato, per l’anno 2001, è stato apprezzato in una fascia compresa tra i 48 ed i 73 miliardi di euro, ivi intendendosi compresi i prodotti di abbigliamento, tessili, calzaturieri e pellettieri oltre che i profumi, la cosmesi, i gioielli e l’occhialeria.
Il nostro Paese detiene un preoccupante primato: quello della produzione del 50% dei falsi che si realizzano in tutto il mondo (69% nel Sud dell’Italia e 31% nel Nord); il restante 31% proviene da Taiwan, Hong Kong, Thailandia, Centro e Sud America e Turchia ed un ulteriore 14% dai restanti Paesi europei.
Oltre alla gravità delle conseguenze di carattere economico e commerciale ciò che preoccupa di più è la presenza della criminalità organizzata nel giro del mercato dei falsi, così come dimostrato anche dai recenti ritrovamenti di armi e droga nel corso degli ultimi sequestri effettuati. La presenza di una forte domanda di abusivismo e di contraffazione nel nostro Paese, le difficoltà nel far rispettare le norme da parte delle forze dell'ordine preposte, la lentezza del nostro sistema giudiziario, l'estensione della criminalità organizzata, la leggerezza delle pene ed altri fattori, determinano quindi una specificità dell'Italia nei confronti del fenomeno. Per di più, al coinvolgimento di organizzazioni malavitose, a livello nazionale ed internazionale, si aggiunge quello della immigrazione clandestina, che funge da manovalanza per lo ‘spaccio’ delle merci al minuto.
L'abusivismo nella distribuzione al dettaglio si presenta, in particolare, come un fenomeno specificamente articolato e le sue differenti forme riscontrabili in Italia sono sinteticamente riconducibili alle seguenti categorie: i) venditori di strada o ambulanti abusivi; ii) privati che vendono al proprio domicilio; iii) punti vendita privi di autorizzazione; iv) artigiani che vendono prodotti non di propria produzione; v) vendite dirette da parte di produttori industriali.


