Consumi domestici, alimentari e alcolici
Nel caso del consumo di prodotti alimentari e domestici la possibilità di una contraffazione è, a parere degli stessi operatori del mercato, un fenomeno rilevante sia dal punto di vista della violazione dei diritti di proprietà intellettuale, sia per quel che concerne la sfera della tutela della salute pubblica; discorso ulteriore è poi quello relativo alle perdite subite, a seguito della contraffazione, dalle imprese produttrici dei beni in questione, le quali, data la spesso ingente quantità di prodotti destinati all’uso domestico che vengono quotidianamente acquistati e consumati, possono subire pregiudizi economici di non scarsa entità dalla mancanza di correttezza e lealtà nell’esercizio dell’impresa da parte di soggetti concorrenti sul mercato.
Il basso livello tecnologico dei prodotti utilizzati nel settore domestico, come, per esempio, i detergenti per la casa e i prodotti per l’igiene personale, sommato alla facilità di dotarsi dei macchinari necessari per la produzione abusiva, agevola infatti fenomeni di riproduzione di articoli analoghi all’originale sia in termini di packaging che in termini di marchio.
Si consideri poi che, sovente, l’imprenditore concorrente, più che contraffare il prodotto in sé cerca di indurre il consumatore in errore circa la provenienza dello stesso, per esempio riproducendo per imitazione (perciò detta: servile) la confezione del concorrente già titolare del marchio originale. Quest’ultima pratica ha, evidentemente, come scopo quello di confondere il consumatore che, inconsapevolmente, non acquista il prodotto vero ma quello, diciamo così, contraffatto.
Accade così, di frequente, che produttori della stessa merce o dello stesso prodotto alimentare, tendano ad appropriarsi a vicenda di marchi, nomi e, più in generale, di segni distintivi altrui, apponendoli sulle confezioni della propria azienda e inducendo il consumatore in errore circa le qualità o la provenienza del bene acquistato; può accadere, inoltre, che chi produce o commercializza un prodotto alimentare, dichiari sulla confezione l’esistenza di certificazioni di qualità o di garanzia in fatto non vere ovvero ancora che venga fatto un uso illegittimo delle denominazioni geografiche di origine o di provenienza di un prodotto alimentare messo appositamente in vendita, per esempio dichiarando falsamente che lo stesso è stato confezionato in una certa determinata località, famosa per quel particolare tipo di produzione agricola o vinaria o casearia.
Come è facilmente intuibile, il rischio maggiormente temuto dagli operatori del mercato dei prodotti alimentari e alcolici, è quello riguardante la tossicità o pericolosità dei prodotti contraffatti che, nella maggior parte dei casi, non subiscono i controlli di qualità e sanitari previsti dalla normativa vigente.
I casi di sofisticazione di oli, vini e altri prodotti destinati all’alimentazione umana sono purtroppo all’ordine del giorno e coinvolgono interessi che prescindono dalla tutela dei diritti di proprietà intellettuale e industriale, giungendo a ledere persino - come nel caso di contraffazione di sostanze medicinali - il bene superiore della salute pubblica.
Mai come nel caso del settore alimentare e domestico contraffazione e pirateria possono avere conseguenze pregiudizievoli anche per il pubblico dei consumatori, dal momento che, in genere, esse sono accompagnate da un truffa deliberata a danno di questi in ordine alla qualità che essi hanno diritto di aspettarsi da un prodotto corredato, ad esempio, da un marchio conosciuto.
Per le sue dimensioni ed i suoi effetti il fenomeno in questione ha, quindi, conseguenze pregiudizievoli non solo per le imprese, per l'economia nazionale e per i consumatori, ma anche per la stessa società nel suo complesso poiché è in grado di colpire anche la salute e la sicurezza pubblica e, per l’effetto, rappresentare qualcosa di molto più grave di un semplice fattore di disturbo dell'organizzazione economico-sociale di base.


