Musica

Secondo stime effettuate a livello mondiale dalla IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), solo nel corso dell’anno 1996 il mercato della musica ha raggiunto i 4 miliardi di pezzi venduti, il cui valore complessivo ammonta a 39,8 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti dominano il campo delle vendite con un valore di 13 miliardi di dollari, seguiti dal Giappone con 6 miliardi. L’Europa conta circa 13 miliardi di dollari di vendite, e di questi spettano alla Germania 3,2 miliardi, al Regno Unito 2,7 e alla Francia 2,3.

Sempre secondo le rilevazioni dell’IFPI, la capacità produttiva mondiale dei CD musicali si è notevolmente cresciuta da 2,5 miliardi di unità nel 1992 a 9 miliardi nel 1996. Detta capacità ammonta al doppio della domanda di prodotti originali e questo enorme surplus ha inevitabilmente incrementato il fenomeno della pirateria. Proprio questa eccedenza è considerata una delle più serie minacce per l’industria delle registrazioni fonografiche.

L’industria della musica non ha potuto non prendere atto del fatto che la moderna tecnologia ha reso possibile una capacità produttiva di CD mai raggiunta prima, oltre ad aver abbassato il livello dei costi della pirateria e migliorato la qualità dei prodotti contraffatti. Alcuni Paesi in via di sviluppo sono di fatto saturi di registrazioni pirata e giungono persino a creare barriere all’importazione da parte dei produttori originali. Inoltre, le organizzazioni di produttori della musica sostengono di aver dato prova del fatto che la produzione e la distribuzione di CD ‘pirata’ sono diventate attività in appannaggio delle organizzazioni criminali che operano su larga scala ed a livello mondiale.    

Nel mercato del falso, solitamente si distingue tra CD masterizzato (che è una copia eseguita con l’utilizzo di un masterizzatore, prendendo a base un CD originale) e CD contraffatto (che è una copia molto simile all’originale, prodotti in stabilimenti industriali di replica di dischi ottici su larga scala). In base alle indagini effettuate a livello mondiale e nazionale, si è accertato che le organizzazioni criminali insediate sul territorio (anche italiano) solitamente utilizzano multipli masterizzatori non professionali collegati in rete al fine di replicare in grande quantità CD originali.

L’attività di illecita riproduzione dei CD musicali (così come quella delle audiocassette, d’altronde) si presenta altamente remunerativa per il contraffattore. Il fabbricante abusivo non deve sostenere alcuna spesa per la registrazione, non paga la licenza, non paga i diritti agli artisti né le spese per l'autorizzazione della riproduzione. Altre voci di spesa che non deve sostenere sono quelle per la promozione del prodotto, per il testo che lo accompagna, per la preparazione della sua veste grafica, della confezione e dell'imballaggio, tutte spese che sono invece sostenute dalle case discografiche. Inoltre, dato che i prodotti contraffatti hanno spese di distribuzione nettamente inferiori, il costo del disco risulta, per il contraffattore, inferiore del 60% circa al costo che deve sostenere il distributore legittimo. Peraltro, il contraffattore non corre alcun rischio commerciale poiché in genere concentra la sua attività sui prodotti che si vendono di più.

Dalle risultanze di indagini demoscopiche effettuate nel nostro Paese sembra mancare, in realtà, nel pubblico dei consumatori di musica, la percezione della dannosità sociale del fenomeno della pirateria: il 23% degli intervistati, infatti, sa che questa è una delle fonti di guadagno principali delle organizzazioni criminali, ma il 51% degli stessi ritiene comunque che non sia illegale acquistare CD ‘pirata’.

Un ulteriore canale di elusione della normativa sul copyright (peraltro, nel nostro Paese, recentemente inasprita con la previsione di sanzioni più rigorose, anche dal punto di vista penale, nella legge 18.8.2000 n. 248) è rappresentato dal download diretto da Internet di brani musicali: secondo rilevazioni statistiche recenti, risulta che 1,9 milioni di italiani facciano ricorso a questo sistema di replicazione di brani e che il 12% di essi sia aduso farlo almeno con cadenza settimanale.