L'affondo degli ambulanti: "Abusivi emergenza sociale"
News del 23 aprile, 2008 (Fonte: Il Sole-24 ore Lombardia)
Gli abusivi hanno ormai il posto fisso tra le bancarelle dei commercianti regolarti, vendono la merce senza permesso, e non pagano le tasse. Sono oltre 1.400 i mercati all’aperto che protestano contro la vendita non autorizzata. Giacomo Errico, presidente milanese e nazionale degli ambulanti afferma che il giro d’affari a livello nazionale di questo business illegale è stimato in 7 miliardi di euro, dei quali un buon 25% (1,7 miliardi), riguarda la Lombardia. Secondo l’Unione europea il 70% della merce falsa proviene dalla Cina e riguarda l’abbigliamento, l’attrezzatura sportiva, gli audiovisivi, i medicinali, gli alimentari, gli alcolici, l'editoria, l'elettronica, i giocattoli, la musica, le sigarette, il software, i videogiochi. Secondo un’indagine voluta da Confcommercio e condotta dall’Istituto Piepoli, i prodotti taroccati sono venduti attraverso Internet (dove circa il 30% di quello che viene venduto è falso) e tramite gli abusivi. La Camera di commercio ha stimato che le perdite per le imprese milanesi ammontano a 200 – 250 milioni di euro, mentre il danno in Lombardia è stimato tra i 360 e i 502 milioni di euro. A fine febbraio, in Regione, è stato istituito un Comitato consultivo sulle problematiche dell’abusivismo di cui fanno parte l’assessorato di competenza, la polizia locale, le associazioni commerciali più rappresentative del territorio, l’Unione lombarda delle Camere di Commercio e l’Anci. Sempre stando alle rilevazioni Confcommercio - Piepoli, va constatato che il nostro Paese, con il 50% della produzione mondiale di falsi, concentrata specialmente al Sud, è al primo posto in Europa e al terzo nel mondo. Per quanto riguarda l’abbigliamento e gli accessori, siamo secondi solo alla Cina, anche se i nostri laboratori illegali spesso fungono solo da centri di smistamento. L’indagine infine sottolinea che fra coloro che hanno acquistato un falso, ben il 71% è consapevole di aver danneggiato l’economia italiana, ma il 62% non si sente in colpa.