Cresce l'allarme contraffazione

da Il Sole-24 Ore Lombardia Mercoledì 23 Aprile 2008, pagina 6

S’inasprisce la lotta della Guardia di Finanza contro la contraffazione dei prodotti in Lombardia, per garantire, in particolare, la sicurezza e la tutela del “made in Italy”. Nel 2007 sono stati effettuati 1.256 interventi, che hanno portato al sequestro di 4,9 milioni di pezzi. Di questi 1,8 milioni nel settore dei giocattoli, 1,3 milioni nella moda, 1,1 milioni nel settore dell’elettronica e circa 500mila pezzi tra i beni di consumo. Le persone segnalate all’autorità giudiziaria sono state 1.298, quelle arrestate 18, il 50% in più rispetto al 2006. Me è sui motivi dei sequestri che emerge il dato più interessante: in Lombardia, nel solo 2007, sono stati requisiti 2,9 milioni di pezzi per contraffazione, 22mila circa per tutela del made in Italy e 2 milioni per ragioni di sicurezza. Proprio quest’ultimo numero risulta in netto aumento se confrontato con quello del 2006, mettendo a segno un aumento del 1.886 per cento. “ Esistono collegamenti provati tra contraffazione, criminalità organizzata e terrorismo internazionale”, sottolinea Antonello Colosimo, vice Alto commissario per la lotta alla contraffazione, organismo istituito presso il ministero dello Sviluppo economico. “E’ sempre maggiore – aggiunge – l’attenzione delle istituzioni sulla sicurezza dei prodotti, e i dati della Finanza lo dimostrano” A conferma della volontà delle categorie di contrastare il fenomeno, da segnalare la firma di un protocollo per la tutela del made in Italy da parte dei principali operatori economici di Como e del Comando provinciale della Guardia di Finanza. Renato Borghi, vicepresidente vicario di Confcommercio Lombardia , punta su un cambio culturale: “Serve un’azione comune tra istituzioni, associazioni e protagonisti dell’intera filiera, fino ad arrivare a una nuova consapevolezza dei consumatori”. Come conferma l’avvocato Daniela Mainini, uno dei massimi esperti in Italia in tema di difesa della proprietà intellettuale e presidente del Centro studi anticontraffazione, “il problema è politico, perché ormai non possiamo più offrire l’immagine che Milano sta dando”. Il Comune a questo proposito  ha promosso presso l’assessorato alle Attività produttive un tavolo tecnico di lavoro, che ha già portato un primo risultato: lo stanziamento nel bilancio 2008 di 800mila euro destinati alla lotta contro i falsi. Ma l’avvocato Mainini pone l’accento su un altro problema: “Uno degli aspetti che sta assumendo connotati sempre più importanti è l’applicazione delle norme sulla falsa e fallace indicazione di provenienza dei prodotti”. In termini giuridici significa che c’è una violazione dell’articolo 517 del codice penale. In termini pratici riguarda quelle imprese italiane che producono all’estero, ma riportano la dicitura “made in Italy”, violando in alcuni casi precise norme di legge in difesa dei consumatori. La GdF della Lombardia nel 2006 aveva sequestrato 1.220.346 prodotti proprio per violazione dei regolamenti di tutela del “made in Italy”. Nel 2007 il dato regionale si è notevolmente abbassato, mentre a livello nazionale, secondo il comando generale delle Fiamme gialle, ha visto un aumento del 31,9% . Di fatto, il codice penale italiano punisce la falsa e fallace indicazione, distinguendo i due aspetti. La prima è riferita alla classica stampigliatura “made in Italy” su prodotti e merci non originari dall’Italia. La seconda, invece, indica la provenienza estera dell’articolo, ma con uso di segni, figure o quant’altro possa indurre l’acquirente a ritenere il prodotto italiano. I settori più toccati dal problema e messi sotto procedimento sono soprattutto quelli della moda, del design, dell’elettronica e della ceramica. “Per le Pmi è cruciale l’indicazione geografica italiana, perché da valore aggiunto al prodotto” , spiega l’avvocato Mainini.



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