Contraffazione: un fenomeno dilagante

Da Il Sole 24 Ore Lunedì 23 novembre 2009, pagina 5 inserto BestReport Ottica

L’avvocato Daniela Mainini è il presidente del centro Studi Anticontraffazione, realtà che  in collaborazione con le istituzioni, si occupa di difendere i diritti della proprietà industriale e intellettuale e di combattere la contraffazione e la concorrenza sleale. In questa intervista ci parla di come si sviluppa la contraffazione nel comparto dell’occhialeria. Come si manifesta il fenomeno della contraffazione nell’occhialeria? Gli occhiali contraffatti sono perlopiù merci di importazione da paesi asiatici che si polverizzano, una volta importati, grazie ai diversi canali distributivi. Generalmente si tratta di occhiali da sole e montature con marchi, brevetti e modelli noti del settore. L’occhiale da vista ha un consumatore che si rivolge a canali tradizionali e sicuri; mentre, purtroppo, si constata un’indubbia leggerezza nell’acquisto di occhiali da sole da parte di colui che compera montature prive dei minimi requisiti di sicurezza. Occorre segnalare, da ultimo, il reato penale del falso “made in Italy”, laddove viene apposta falsamente sull’occhiale l’indicazione di origine italiana, cercando di conferire al prodotto un valore rilevante che, in caso contrario, non avrebbe. Qual è il ruolo del Centro Studi Anticontraffazione? Oltre ad approfondire il fenomeno, sensibilizza l’opinione pubblica, effettua studi di settore, reperisce dati, si rapporta con le istituzioni, presenta progetti di legge in materia ed è presente nelle fiere di settore con desk-anti-contraffazione. Quali sono i Paesi da cui provengono maggiormente gli occhiali contraffatti? Cina, Paesi asiatici ed Europa dell’Est. Quali le dimensioni del fenomeno in Italia? Secondo le stime più recenti, nel 2008, la Guardia di Finanza ha sequestrato 94.953.042 pezzi contraffatti. Per quanto concerne l’occhialeria, i sequestri di occhiali da sole del 2008, sono stati 1.416.604, segnando un incremento superiore al 40% rispetto al 2007! Quali misure vengono adottate per combatterlo? Una grande parte degli sforzi riguardanti la tutela proviene dalle azioni promosse d’ufficio dalle forze dell’ordine. Dal canto loro le aziende, fanno considerevoli sforzi economici per debellare il fenomeno, non solo sotto l’aspetto preventivo di deposito dei propri segni distintivi, ma altresì sotto quello repressivo delle tutele civili e penali. Esistono delle misure per tutelare i produttori durante le fiere di settore? Il settore dell’occhialeria è stato il primo e promuovere nel 1995 un desk anti-contraffazione durante Mido. Si tratta di un servizio messo a disposizione degli espositori leali contro altri sleali che approfittano dei visitatori per veicolare prodotti contraffatti. Il desk si occupa di ogni aspetto, dalle informazioni al servizio di attuazione tutela, al reperimento della prova fino alla documentazione fotografica. Viene poi redatto un verbale e il servizio può ordinare il ritiro dei prodotti contraffatti dallo stand. Mido, inoltre, si riserva la facoltà di escludere dalle successive manifestazioni quegli espositori che si siano resi colpevoli di esposizione ripetuta di prodotti contraffatti. Quali sono le normative anticontraffazione? Le diverse tutele a disposizione dei titolari di una privativa industriale sono sia di tipo civile che di tipo penale. La tutela civile viene affidata a dodici sezioni specializzate. L’art. 473 del Codice Penale prevede la reclusione sino a 4 anni e la multa fino a 35 mila euro. L’art. 517, a complemento, punisce il “falso made in Italy” con l’arresto sino a due anni e la mult5a sino a 20mila euro. Il consumer svolge un ruolo attivo nel momento in cui acquista consapevolmente un prodotto contraffatto. Esistono delle azioni a livello governativo per limitare questo comportamento illegale? La punizione del consumatore è vista da più parti come il fallimento istituzionale della preventiva lotta alla contraffazione sul territorio. In particolare, non riuscendo le istituzioni a debellare il fenomeno, si arriva a colpire il consumatore. Purtroppo, in Italia, la sanzione amministrativa da 100 a 100 mila euro, accanto alle fattispecie penali della ricettazione e dell’incauto acquisto, sono norme scarsamente applicate.



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